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Solare termico: come funziona, tipi di collettori e incentivi

Il solare termico è la tecnologia che usa il calore del sole per scaldare l'acqua di casa, a differenza del fotovoltaico che produce elettricità. Un impianto…

Casa a un piano con un impianto solare termico sul tetto di tegole grigie

Il solare termico è la tecnologia che usa il calore del sole per scaldare l'acqua di casa, a differenza del fotovoltaico che produce elettricità. Un impianto ben dimensionato copre buona parte del fabbisogno di acqua calda sanitaria di una famiglia e può dare una mano anche al riscaldamento. In questa guida vediamo come funziona, quali collettori esistono, come si dimensiona e quali incentivi sono disponibili nel 2026.

Che cos'è il solare termico e in cosa si distingue dal fotovoltaico

Un impianto solare termico cattura la radiazione del sole e la trasforma in calore, che viene ceduto a un liquido e poi accumulato in un serbatoio. Gli elementi di base, come ricorda il laboratorio nazionale statunitense NREL, sono tre: il collettore solare, le tubazioni isolate e il serbatoio di accumulo dell'acqua calda.

La differenza con il fotovoltaico è nel prodotto finale. I pannelli fotovoltaici generano energia elettrica, che si può usare per qualsiasi apparecchio o immettere in rete; i pannelli solari termici producono calore, che serve quasi sempre all'acqua calda sanitaria, al riscaldamento degli ambienti o alla piscina.

Come funziona un impianto solare termico

Il cuore dell'impianto è il collettore, una superficie scura che assorbe la luce e si scalda. Nei collettori più comuni, spiega la scheda della U.S. Energy Information Administration, ci sono una piastra metallica assorbente, una copertura trasparente e uno strato isolante sul retro. Dentro il collettore scorre un fluido termovettore che porta il calore fino al serbatoio, dove scalda l'acqua.

Il movimento del fluido può avvenire in due modi.

  • Circolazione naturale: non ci sono pompe. Il fluido caldo, più leggero, sale da solo verso il serbatoio, che per questo va posizionato più in alto del collettore e nelle sue immediate vicinanze. È la soluzione meno costosa e più affidabile, ma si integra meno nell'architettura dell'edificio; inoltre, quando il serbatoio sta sul tetto, il suo peso va considerato nella verifica della copertura.
  • Circolazione forzata: una pompa elettrica, comandata da una centralina, fa girare il fluido tra collettore e serbatoio, che quindi non deve per forza stare sopra i pannelli. È la soluzione più diffusa e si integra meglio nell'edificio, ma ha componenti elettrici che col tempo vanno controllati.

Nelle zone dove d'inverno gela, il circuito dei collettori è di solito separato da quello dell'acqua di casa e contiene un fluido antigelo; uno scambiatore di calore trasferisce poi l'energia all'acqua del serbatoio. Quasi sempre serve anche una fonte di integrazione, cioè una caldaia, una pompa di calore o una resistenza elettrica, che interviene nelle giornate nuvolose o quando i consumi sono più alti del previsto.

I tipi di collettori solari termici

Sul mercato si trovano tre famiglie principali di collettori, con prestazioni e usi diversi.

Tipo di collettoreCome è fattoUso tipico
Piano vetratoPiastra assorbente scura in una cassa isolata, coperta da un vetroAcqua calda sanitaria tutto l'anno, integrazione al riscaldamento
SottovuotoFile di tubi di vetro in cui il vuoto riduce le dispersioni di caloreClimi più freddi e applicazioni che richiedono temperature più alte
Scoperto (non vetrato)Assorbitore, spesso in plastica, senza vetro né isolamentoUso estivo: piscine, campeggi, stabilimenti balneari

Secondo la scheda tecnologica ENEA sul solare termico, i collettori piani vetrati sono una tecnologia diffusa e adattabile, con un'ottima resa annua, mentre quelli sottovuoto, a parità di superficie, hanno in genere un rendimento medio stagionale migliore, perché il vuoto annulla quasi del tutto le perdite di calore per convezione e conduzione. I collettori scoperti lavorano bene soprattutto d'estate. Esistono anche collettori a concentrazione, che usano superfici riflettenti per raggiungere temperature molto più alte: sono impiegati soprattutto nelle centrali solari termodinamiche che producono elettricità.

Quanto produce e come si dimensiona

La scheda ENEA indica per i kit domestici a circolazione forzata una copertura media del 70-80% del fabbisogno di acqua calda di una famiglia. Per un'abitazione monofamiliare i kit vanno di solito da 4 a 6 metri quadrati di collettori, cioè due o tre pannelli piani da circa 2 metri quadrati ciascuno. La produzione annua stimata da ENEA è di 550-750 kWh termici per metro quadrato; la radiazione solare disponibile, e quindi la resa, cresce passando dal Nord al Sud. Sono valori indicativi, tratti da una scheda di qualche anno fa: il calcolo per il singolo impianto spetta al progettista.

Il discorso cambia se si vuole usare il sole anche per scaldare la casa. D'inverno, quando il riscaldamento serve di più, il sole è basso e le giornate sono corte: per questo, secondo ENEA, coprire con il solare più del 35-40% del fabbisogno di riscaldamento è difficile o poco conveniente. Sempre secondo ENEA, l'integrazione al riscaldamento ha più senso nelle zone climatiche rigide e con impianti che lavorano a bassa temperatura, sempre in abbinamento a una caldaia o a una pompa di calore; nel Centro-Sud, dove i collettori darebbero energia utile al riscaldamento solo per pochi mesi, conviene meno.

Per la posizione, il riferimento di partenza è un collettore rivolto a sud, con un'inclinazione vicina alla latitudine del luogo.

Consiglio: prima di scegliere la superficie dei collettori, guardate quanta acqua calda consuma davvero la famiglia. Un impianto con troppa superficie rispetto ai consumi estivi raggiunge più spesso le condizioni di surriscaldamento descritte più avanti.

Incentivi per il solare termico nel 2026

Nel 2026 le strade principali sono due, da valutare caso per caso con un tecnico.

La prima è la detrazione fiscale per la riqualificazione energetica (Ecobonus). Come riassume LavoriPubblici.it sulla base dei vademecum ENEA, per le spese del 2026 l'aliquota è del 50% sull'abitazione principale, quando ricorrono i requisiti, e del 36% negli altri casi; con la disciplina oggi in vigore, nel 2027 scenderà al 36% e al 30%. I collettori devono avere la certificazione Solar Keymark e rispettare valori minimi di producibilità, e la scheda descrittiva va inviata all'ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori o dal collaudo.

La seconda è il Conto Termico 3.0, introdotto dal decreto ministeriale del 7 agosto 2025, gestito dal GSE e in vigore dal 25 dicembre 2025. È un contributo diretto, non una detrazione: come spiega Altroconsumo, i privati vi accedono per interventi come pompe di calore, scaldacqua a pompa di calore e solare termico, con un rimborso che può arrivare in teoria al 65% delle spese ammissibili. La domanda si presenta entro 90 giorni dalla fine dei lavori sul portale del GSE; fino a 15.000 euro l'incentivo è pagato in un'unica soluzione, oltre questa soglia in rate distribuite su più anni.

Manutenzione e durata

Secondo il Dipartimento dell'Energia statunitense, per i sistemi semplici la manutenzione può essere anche solo ogni 3-5 anni, preferibilmente da parte di un installatore esperto, e ricorda che nei sistemi con componenti elettrici, dopo circa dieci anni, capita di dover sostituire uno o due pezzi. Nei sistemi a circolazione forzata vanno verificati periodicamente la pompa, la centralina e lo stato del fluido antigelo; nei climi secchi può servire pulire i vetri dei collettori, perché la pioggia non lo fa.

Un punto delicato è il surriscaldamento estivo, detto stagnazione. Quando il serbatoio è già alla temperatura massima, la centralina ferma la pompa e i collettori si scaldano fino a 180-210 °C se piani e fino a 220-300 °C se sottovuoto, come riporta uno studio del programma Solar Heating and Cooling dell'Agenzia internazionale dell'energia. Il fluido può andare in ebollizione e, se resta a lungo a queste temperature, il glicole antigelo si degrada. Il rischio è maggiore negli impianti con molta superficie e pochi consumi d'estate, come quelli pensati anche per il riscaldamento. Si gestisce in fase di progetto, con un vaso di espansione adeguato e un circuito che si svuota bene: conviene chiedere all'installatore come si comporta il proprio sistema quando l'acqua calda non viene usata.

Domande frequenti

Il solare termico funziona anche d'inverno?

Sì, ma produce meno, perché le giornate sono più corte e il sole è più basso. Per questo l'impianto è sempre affiancato da una fonte di integrazione, come una caldaia o una pompa di calore.

Meglio collettori piani o sottovuoto?

I piani vetrati sono i più diffusi e funzionano bene per l'acqua calda sanitaria nella maggior parte d'Italia. I sottovuoto disperdono meno calore, hanno un rendimento stagionale migliore e funzionano bene anche con il freddo, quindi sono una scelta da valutare nelle zone più fredde; in genere però costano di più al metro quadrato.

Quanti metri quadrati di pannelli servono a una famiglia?

Per l'acqua calda di una casa monofamiliare i kit più comuni hanno da 4 a 6 metri quadrati di collettori, ma il valore giusto dipende dai consumi reali, dalla zona e dall'esposizione del tetto.

Si possono avere insieme solare termico e fotovoltaico?

Sì. Le due tecnologie fanno cose diverse: il solare termico scalda l'acqua, il fotovoltaico produce elettricità. Se lo spazio sul tetto basta, possono convivere.

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