Mobilità

Bici elettrica: come funziona, regole e autonomia

Per il Codice della strada la bici elettrica più diffusa, quella a pedalata assistita, resta una bicicletta a tutti gli effetti: niente targa e niente…

Due persone in bici elettrica lungo una strada di città

Per il Codice della strada la bici elettrica più diffusa, quella a pedalata assistita, resta una bicicletta a tutti gli effetti: niente targa e niente assicurazione obbligatoria, a patto che motore e velocità restino entro limiti precisi. Basta superarli, per scelta del costruttore o per una modifica fatta in officina, perché il mezzo diventi un ciclomotore, con obblighi e sanzioni molto diversi. Conoscere queste soglie, capire come lavorano motore e sensori e sapere come trattare la batteria è il modo più semplice per usarla senza sorprese.

Che cosa dice la legge sulla pedalata assistita

La definizione si trova nell'articolo 50 del Codice della strada, che inserisce le biciclette a pedalata assistita tra i velocipedi. Devono avere un motore ausiliario elettrico con potenza nominale continua massima di 0,25 kW, che sale a 0,5 kW per i mezzi adibiti al trasporto di merci. L'alimentazione deve ridursi progressivamente e interrompersi quando il veicolo raggiunge i 25 km/h, oppure prima, se chi guida smette di pedalare. È ammesso un pulsante che fa avanzare la bici senza pedalare, ma solo fino a 6 km/h: serve, per esempio, a spingerla a mano in salita.

Le stesse soglie compaiono nel diritto europeo. Il regolamento (UE) n. 168/2013 sull'omologazione dei veicoli a due o tre ruote esclude dal proprio campo di applicazione i cicli a pedalata assistita con motore fino a 250 W, la cui alimentazione si interrompe quando il ciclista smette di pedalare e prima dei 25 km/h. In ambito tecnico questi mezzi sono indicati con la sigla EPAC (Electrically Power Assisted Cycles), e la norma europea di riferimento per i loro requisiti di sicurezza è la EN 15194.

Il comma 2-bis dello stesso articolo 50 chiude il cerchio: una bici a pedalata assistita che non rispetta questi requisiti è considerata un ciclomotore.

Bici elettrica, speed pedelec e acceleratore: le differenze

Dietro l'etichetta generica di e-bike si trovano mezzi che la legge tratta in modo opposto. La differenza non sta nell'aspetto, ma in tre parametri: potenza del motore, velocità fino a cui arriva l'assistenza e possibilità di muoversi senza pedalare.

Tipo di mezzoMotoreAssistenzaClassificazioneTarga e assicurazione
Bicicletta tradizionaleNessunoSolo forza muscolareVelocipedeNon richieste
Bici a pedalata assistita (EPAC)Fino a 0,25 kW (0,5 kW per trasporto merci)Solo pedalando, fino a 25 km/h; senza pedalare al massimo 6 km/hVelocipedeNon richieste
Speed pedelecAnche oltre 0,25 kWAnche oltre 25 km/hCiclomotoreObbligatorie
Bici con acceleratoreVariabileAnche senza pedalare, oltre 6 km/hCiclomotoreObbligatorie

Per chi guida un mezzo che rientra tra i ciclomotori servono anche casco, documenti di circolazione e patente: con la patente AM, che si può conseguire dai 14 anni, si guidano i ciclomotori a due ruote con velocità massima di 45 km/h e, se elettrici, potenza nominale continua fino a 4 kW.

Dal 2022 il Codice punisce anche chi aggira i limiti. Come ha ricostruito Il Sole 24 Ore all'approvazione del decreto Infrastrutture, chi produce o vende bici a pedalata assistita fuori norma rischia una sanzione da 1.084 a 4.339 euro, chi le modifica per aumentarne potenza o velocità da 845 a 3.382 euro. A queste somme si aggiungono, per chi circola con un mezzo truccato, le multe previste per la mancanza di targa, assicurazione e casco, che possono arrivare a migliaia di euro.

Come funziona: motore e sensori

Il motore può trovarsi nel mozzo di una ruota, anteriore o posteriore, oppure nel movimento centrale, tra i pedali. Secondo le prove di Altroconsumo il motore nel mozzo anteriore può rendere la bici meno stabile su strada bagnata. Il Touring Club Svizzero osserva che il motore centrale dosa la spinta in base allo sforzo del ciclista, si comporta meglio in salita o con un rimorchio e restituisce sensazioni più vicine a una bici classica, al prezzo di una maggiore usura di catena e pignoni.

A decidere quando e quanto il motore interviene sono i sensori. Quello di movimento attiva l'assistenza dopo alcune pedalate; quello di sforzo la attiva appena si comincia a spingere sui pedali. Il secondo fa salire il prezzo, ma offre un aiuto più fluido e rende più facili le partenze. Il peso in più di motore e batteria, infine, sollecita di più freni e trasmissione, che vanno controllati e regolati con maggiore frequenza rispetto a una bici muscolare.

Batteria, autonomia e ricarica

Quasi sempre la batteria è agli ioni di litio. La sua capacità si misura in wattora (Wh) e, secondo Altroconsumo, nei modelli più comuni va da 250 a 600 Wh, con una media di mercato intorno ai 500 Wh. Il dato si ricava moltiplicando la tensione per la capacità in amperora: una batteria da 36 V e 14 Ah, per esempio, accumula circa 504 Wh.

Con una carica completa le batterie più diffuse permettono di percorrere da 30-50 fino a 70-90 chilometri. Il margine è ampio perché l'autonomia dipende da molti fattori: salite, sterrato e percorsi impegnativi scaricano la batteria più in fretta, e anche il freddo e il caldo intenso ne riducono le prestazioni. Il Touring Club Svizzero aggiunge che, pur con una buona manutenzione, la batteria può perdere fino al 10% di autonomia all'anno e va in genere sostituita dopo 4-5 anni.

Una ricarica completa richiede di solito dalle 3 alle 7 ore, secondo la capacità della batteria e la potenza del caricabatterie. In termini di energia i numeri sono contenuti: una batteria da 500 Wh contiene mezzo kilowattora, quindi riempirla da vuota costa quanto mezzo kWh della propria tariffa elettrica, perdite di ricarica escluse. Se la bici resta ferma a lungo conviene non lasciare la batteria scarica e ricaricarla circa una volta al mese.

Sicurezza della batteria in casa

Le batterie al litio dei mezzi leggeri possono surriscaldarsi e prendere fuoco, soprattutto se danneggiate. Il National Fire Chiefs Council (NFCC) britannico, nelle sue indicazioni su e-bike e monopattini, raccomanda di usare solo il caricabatterie approvato dal costruttore, di non coprirlo durante l'uso e di staccarlo a carica completata. La ricarica va fatta quando si è svegli e presenti, mai mentre si dorme o si è fuori casa. Bici e batteria non vanno caricate né parcheggiate lungo le vie di fuga o nelle parti comuni dei condomìni, e vanno tenute lontane da materiali infiammabili.

Dopo una caduta o un urto conviene controllare la batteria: se si sospetta un danno, non va più usata né ricaricata, ma sostituita. Lo stesso indicano le linee guida sulla micromobilità dell'Università di Ferrara, che invitano a evitare temperature estreme e umidità elevata e a cambiare subito la batteria dopo urti o surriscaldamenti anomali.

Consiglio: mettete in carica la batteria quando siete in casa e svegli, con il caricabatterie originale, lontano dalle vie di fuga e da oggetti infiammabili. E controllate che in casa ci sia un rilevatore di fumo funzionante.

Le nuove regole Ue sulle batterie

Con il regolamento (UE) 2023/1542 su batterie e rifiuti di batterie le batterie per mezzi di trasporto leggeri, categoria che comprende quelle di biciclette e monopattini elettrici, hanno ottenuto una classificazione propria. Il regolamento è entrato in vigore il 17 agosto 2023 e il suo articolo 11 si applica dal 18 febbraio 2027: da quella data chi immette sul mercato un mezzo con batteria di questo tipo dovrà fare in modo che possa essere rimossa e sostituita da professionisti indipendenti, anche a livello delle singole celle. Secondo gli orientamenti della Commissione europea, se servono attrezzi non disponibili in commercio, i professionisti indipendenti dovrebbero poterli ottenere a un prezzo ragionevole e non discriminatorio.

Il testo fissa anche obiettivi per la raccolta delle batterie esauste. Come riassume la scheda dell'Osservatorio legislativo del Parlamento europeo, per quelle dei mezzi di trasporto leggeri la quota raccolta deve arrivare al 51% entro il 2028 e al 61% entro il 2031.

Domande frequenti

Serve la targa per una bici elettrica?

No, se è una bici a pedalata assistita conforme all'articolo 50: motore fino a 0,25 kW, assistenza solo pedalando e fino a 25 km/h. Per la legge è un velocipede come una bici tradizionale. Targa e assicurazione diventano obbligatorie per i mezzi che superano questi limiti, che sono ciclomotori.

Si può sbloccare il limite dei 25 km/h?

No. Chi modifica una bici a pedalata assistita per aumentarne potenza o velocità rischia una sanzione da 845 a 3.382 euro, e il mezzo modificato è considerato un ciclomotore, con le multe che ne derivano se circola senza targa, assicurazione e casco.

Quanto dura una ricarica completa?

In genere dalle 3 alle 7 ore, secondo la capacità della batteria e il caricabatterie. Una batteria da 500 Wh contiene mezzo kilowattora di energia.

Ci sono incentivi per comprare una bici elettrica?

Dipende dal luogo e dal periodo. Alcuni Comuni e Regioni possono prevedere contributi per l'acquisto: prima di comprare conviene verificare sui siti del proprio Comune e della propria Regione se ci sono bandi aperti e con quali requisiti.

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