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Nucleare in Italia: referendum, Sogin e la legge del 2026

Il nucleare in Italia ha una storia lunga e discontinua: quattro centrali costruite tra gli anni Sessanta e Settanta, due referendum che ne hanno segnato…

Cartello di pericolo radiazioni tra l'erba alta

Il nucleare in Italia ha una storia lunga e discontinua: quattro centrali costruite tra gli anni Sessanta e Settanta, due referendum che ne hanno segnato l'abbandono, decenni di smantellamento e, dal 2026, una nuova legge che affida al Governo il compito di scrivere le regole per un possibile ritorno. Il tema divide la politica e l'opinione pubblica, e conviene distinguere con cura ciò che è stato deciso da ciò che è ancora solo un progetto.

Di seguito i passaggi principali, dai referendum del 1987 e del 2011 alla legge 29 settembre 2026, n. 169, con le posizioni di chi sostiene il ritorno all'atomo e di chi lo critica.

Il nucleare in Italia: le vecchie centrali e la chiusura

Negli anni Ottanta in Italia erano presenti quattro centrali nucleari: Latina, nella località di Borgo Sabotino; Garigliano, a Sessa Aurunca, che non produceva più elettricità dal 1978 ed era stata spenta ufficialmente nel 1982; Enrico Fermi a Trino, in provincia di Vercelli; Caorso, in provincia di Piacenza. Erano in costruzione anche altri impianti, come Montalto di Castro e una seconda unità a Trino.

CentraleProvinciaSituazione dopo il 1987
Latina (Borgo Sabotino)LatinaChiusa alla fine degli anni Ottanta, in smantellamento
GariglianoCasertaFerma dal 1978, spenta ufficialmente nel 1982, in smantellamento
Enrico FermiVercelliChiusura definitiva decisa nel 1990, in smantellamento
CaorsoPiacenzaChiusura definitiva decisa nel 1990, in smantellamento
Montalto di CastroViterboMai entrata in funzione come centrale nucleare, riconversione

Oggi le centrali e gli altri impianti del vecchio ciclo nucleare sono in fase di smantellamento, il cosiddetto decommissioning, affidato alla società pubblica Sogin. Secondo quanto riferito dalla stessa società a Milano Finanza nel luglio 2026, al 31 dicembre 2025 l'avanzamento complessivo dei lavori era pari al 47,7%.

Il referendum del 1987 dopo Chernobyl

L'incidente di Chernobyl del 26 aprile 1986 cambiò il clima del dibattito in tutta Europa. L'8 e 9 novembre 1987 gli italiani votarono tre quesiti abrogativi legati al nucleare. Come ricostruisce un dossier del Servizio studi del Senato, l'affluenza fu del 65,1% e vinse il sì in tutti e tre i casi:

  • abrogazione del potere del CIPE di decidere la localizzazione delle centrali se gli enti locali non si esprimevano nei tempi previsti (sì all'80,6%);
  • abrogazione dei contributi a comuni e regioni sede di impianti (sì al 79,7%);
  • abrogazione della possibilità per l'Enel di partecipare alla costruzione di centrali nucleari all'estero (sì al 71,9%).

I quesiti non vietavano in modo esplicito il nucleare. Lo stesso dossier sottolinea che la chiusura definitiva di Trino e Caorso, decisa dalla Camera il 12 giugno 1990, fu una scelta politica, condizionata ma non imposta dall'esito referendario.

Il secondo referendum del 2011 dopo Fukushima

Alla fine degli anni Duemila il Governo dell'epoca avviò un programma per tornare al nucleare, con una nuova legge del 2009. L'incidente di Fukushima, nel marzo 2011, riaprì però la questione. Il 12 e 13 giugno 2011 si votò un nuovo referendum abrogativo sulle norme del programma nucleare, insieme ad altri quesiti. Con un'affluenza del 54,8%, oltre il quorum del 50%, il sì superò il 94% dei voti validi, e il programma fu cancellato.

Il risultato del 2011 è uno degli argomenti più citati da chi si oppone al ritorno del nucleare. Chi lo sostiene ribatte che i referendum riguardavano norme e tecnologie specifiche e che un referendum abrogativo non impedisce al Parlamento di approvare nuove leggi su presupposti diversi.

Consiglio: quando leggete notizie sul ritorno del nucleare in Italia, distinguete tra legge delega, decreti legislativi attuativi, autorizzazioni dei singoli impianti e costruzione. Sono passaggi diversi, ciascuno con tempi propri, e ognuno può modificare il quadro.

La legge delega sul nucleare sostenibile 2026

Il disegno di legge del Governo, presentato dal ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, ha completato l'iter parlamentare nel 2026. Secondo la scheda dell'atto sul sito della Camera dei deputati, il testo è stato approvato dalla Camera il 4 giugno 2026 e in via definitiva dal Senato il 23 settembre 2026. Alla Camera i voti favorevoli sono stati 155, i contrari 86 e gli astenuti 8; al Senato 81 sì, 51 no e 7 astenuti, come riportato da Pagella Politica e AGI. La legge 29 settembre 2026, n. 169 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 227 del 30 settembre 2026 ed è in vigore dal 15 ottobre 2026.

Cosa prevede

Si tratta di una legge delega: non autorizza di per sé la costruzione di centrali, ma incarica il Governo di adottare uno o più decreti legislativi entro dodici mesi dall'entrata in vigore. Secondo quanto riportato da ANSA, AGI e Pagella Politica, i decreti dovranno disciplinare:

  • la costruzione e l'esercizio di nuovi impianti, compresi piccoli reattori modulari (SMR), reattori avanzati (AMR) e microreattori;
  • la produzione di idrogeno da fonte nucleare;
  • la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito;
  • la disattivazione e lo smantellamento degli impianti esistenti;
  • la ricerca e lo sviluppo dell'energia da fusione;
  • la sicurezza nucleare e il riordino degli enti competenti, compresi gli organi di controllo.

È previsto anche un Programma nazionale per lo sviluppo del nucleare sostenibile e da fusione, che dovrà indicare il peso del nucleare nel futuro mix energetico. Il ministro ha annunciato di voler preparare i decreti attuativi entro la fine del 2026 e ha indicato come orizzonte per il primo reattore il periodo 2033-2034: si tratta di obiettivi del Governo, non di scadenze già fissate per legge.

Gli SMR e il dibattito sul ritorno all'atomo

Il Governo punta soprattutto sui piccoli reattori modulari, impianti di potenza ridotta con componenti costruiti in fabbrica. Secondo il rapporto dell'Agenzia internazionale dell'energia del 2025, i primi progetti commerciali di SMR dovrebbero entrare in esercizio nel mondo intorno al 2030; lo stesso rapporto segnala che i grandi reattori costruiti di recente negli Stati Uniti e in Francia hanno subito ritardi e aumenti di costo.

Le ragioni dei favorevoli

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affermato che dopo quasi quarant'anni l'Italia torna ad avere un quadro di regole per produrre energia nucleare, con benefici attesi per la sicurezza energetica e una minore esposizione alle crisi internazionali. Il ministro Pichetto Fratin ha definito l'approvazione una giornata storica. Anche Azione, il partito di Carlo Calenda, pur essendo all'opposizione ha votato a favore insieme alla maggioranza, mentre Italia Viva si è astenuta. Tra gli argomenti ricorrenti ci sono la produzione continua di elettricità a basse emissioni e la riduzione della dipendenza dalle importazioni di gas.

Le ragioni dei contrari

Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno votato contro. Il Pd lamenta che la legge non indichi costi, tempi e coperture; per il M5S il testo non contiene impianti, costi certi né date credibili; Avs parla di centrali molto costose che non aiuteranno le bollette e di una distrazione rispetto allo sviluppo delle rinnovabili. Greenpeace Italia, Legambiente, Wwf Italia e Kyoto Club, in una nota congiunta, hanno definito il testo una scatola vuota, piena di false promesse, e propongono di puntare su rinnovabili, accumuli ed efficienza. Tra le obiezioni ricorrenti ci sono anche il precedente dei due referendum e il nodo delle scorie.

Sogin, scorie e Deposito nazionale

Qualunque scelta sul nuovo nucleare si intreccia con l'eredità del passato. I rifiuti radioattivi italiani, prodotti in gran parte dalle vecchie centrali ma anche da ospedali, industria e ricerca, sono oggi conservati in depositi temporanei presso i siti. Da anni è in corso la procedura per individuare il Deposito nazionale, un'unica struttura di superficie per i rifiuti a bassa e media attività: la Carta nazionale delle aree idonee è stata predisposta e si attende la conclusione della valutazione ambientale strategica, ma il sito definitivo non è ancora stato scelto. La nuova legge delega include tra i propri ambiti proprio la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito.

Domande frequenti

In Italia oggi ci sono centrali nucleari attive?

No. Le quattro centrali storiche, Latina, Garigliano, Trino e Caorso, sono ferme da decenni e in fase di smantellamento a cura di Sogin.

La legge del 2026 autorizza già nuove centrali?

No. La legge n. 169 del 2026 è una legge delega: il Governo ha dodici mesi dall'entrata in vigore per adottare i decreti legislativi che fisseranno regole, autorizzazioni e controlli. Solo dopo potranno partire eventuali progetti.

Come è possibile tornare al nucleare dopo due referendum?

I referendum del 1987 e del 2011 hanno abrogato norme specifiche allora in vigore. Il Parlamento può approvare nuove leggi, ma i critici ritengono che il voto popolare vada comunque rispettato nella sostanza: è uno dei punti più discussi del dibattito.

Quando potrebbe entrare in funzione il primo reattore?

Il Governo ha indicato il periodo 2033-2034 come obiettivo. Non esiste però ancora un progetto autorizzato, e le opposizioni contestano la credibilità di questi tempi.

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