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Prezzo del petrolio: Brent e WTI, cosa li muove e perché conta

Il prezzo del petrolio è uno dei numeri più citati nei telegiornali, ma anche uno dei meno spiegati. Quando si dice che il greggio sale o scende, quasi sempre…

Piattaforma petrolifera in mare

Il prezzo del petrolio è uno dei numeri più citati nei telegiornali, ma anche uno dei meno spiegati. Quando si dice che il greggio sale o scende, quasi sempre ci si riferisce a due quotazioni precise, il Brent e il WTI, che fanno da riferimento per gran parte degli scambi mondiali. Capire che cosa rappresentano aiuta a leggere meglio le notizie e a capire perché, dopo qualche settimana, quei movimenti si vedono anche sui cartelli dei distributori.

Più che la quotazione del giorno, che cambia di continuo, contano i meccanismi: che cosa sono i due benchmark, quali forze muovono i prezzi, che ruolo ha l'OPEC+ e come il barile arriva fino al pieno.

Brent e WTI: i due riferimenti del prezzo del petrolio

Il petrolio non è un prodotto unico: esistono decine di qualità di greggio, più o meno dense e più o meno ricche di zolfo. Per scambiarle servono dei prezzi di riferimento, chiamati benchmark, rispetto ai quali ogni carico viene valutato con un premio o uno sconto.

Secondo la U.S. Energy Information Administration, il Brent è il benchmark più usato al mondo: nasce da greggi leggeri e poveri di zolfo estratti nel Mare del Nord e serve a prezzare il petrolio scambiato in Europa, nel Mediterraneo, in Africa e in parte dell'Asia. Il WTI (West Texas Intermediate) è invece un greggio leggero prodotto negli Stati Uniti, quotato presso l'hub petrolifero di Cushing, in Oklahoma, e fa da riferimento soprattutto per il mercato nordamericano.

Perché in Europa si guarda al Brent

Per chi vive in Italia il riferimento più utile è il Brent, perché è quello su cui si basano gli scambi europei e mediterranei. Il WTI resta comunque importante: i due prezzi si muovono quasi sempre nella stessa direzione, ma la differenza tra loro, detta spread, può allargarsi o restringersi in base ai costi di trasporto, alle scorte negli Stati Uniti e alle tensioni sulle rotte marittime.

CaratteristicaBrentWTI
OrigineGreggi del Mare del NordGreggio prodotto negli Stati Uniti
Punto di riferimentoCarichi via nave dal Mare del NordHub di Cushing, Oklahoma
Area di influenzaEuropa, Mediterraneo, Africa, parte dell'AsiaStati Uniti e Americhe
Tipo di greggioLeggero, a basso tenore di zolfoLeggero, a basso tenore di zolfo
Rilevanza per l'ItaliaDiretta: guida gli scambi europeiIndiretta: segnale del mercato globale

Che cosa muove il prezzo del greggio

Il prezzo del barile è il risultato di migliaia di transazioni, sia per consegna immediata sia tramite contratti futures, che riflettono le attese degli operatori. La scheda della EIA sui fattori che influenzano i prezzi individua alcune leve principali.

  • Domanda e crescita economica. Quando l'economia accelera servono più trasporti e più merci in movimento, e quindi più prodotti petroliferi. Nelle fasi di rallentamento accade il contrario.
  • Offerta e decisioni dei produttori. Le quote fissate dai Paesi esportatori e la loro capacità produttiva inutilizzata incidono molto sull'equilibrio del mercato.
  • Eventi geopolitici e meteo. Guerre, sanzioni, uragani, guasti a raffinerie o oleodotti possono interrompere i flussi e spingere in alto i prezzi.
  • Scorte. Quando le scorte e la capacità di riserva sono basse, anche il rischio di un'interruzione pesa di più sulle quotazioni.
  • Rigidità di breve periodo. Nel breve termine né la produzione né i consumi reagiscono molto ai prezzi: per questo bastano squilibri relativamente piccoli per provocare forti oscillazioni.

Il peso della geopolitica: l'esempio del 2026

Il 2026 ha mostrato in modo evidente il ruolo della geopolitica. Nel rapporto mensile di marzo l'Agenzia internazionale dell'energia ha definito la guerra in Medio Oriente, con i transiti di petroliere nello Stretto di Hormuz quasi azzerati, la più grande interruzione di offerta nella storia del mercato petrolifero. In situazioni simili non conta solo il petrolio che manca davvero, ma anche il cosiddetto premio di rischio: gli operatori pagano di più per coprirsi da possibili ulteriori blocchi.

OPEC e OPEC+: chi decide quanto petrolio arriva sul mercato

L'OPEC, l'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, è nata nel 1960 per coordinare le politiche petrolifere dei Paesi membri. Dalla fine del 2016 collabora con altri grandi produttori, tra cui la Russia, nell'ambito della cosiddetta Dichiarazione di cooperazione: è questo gruppo allargato a essere chiamato OPEC+.

Le decisioni dell'OPEC+ riguardano soprattutto i livelli di produzione. Tagliare l'offerta tende a sostenere i prezzi, aumentarla tende a calmierarli, anche se l'effetto dipende dal rispetto effettivo delle quote e da ciò che accade fuori dal gruppo, per esempio negli Stati Uniti. Un nucleo di sette Paesi (Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman) si riunisce ogni mese per rivedere i propri obiettivi: nella riunione del 4 ottobre 2026 ha deciso di mantenere per novembre gli stessi livelli produttivi di settembre.

Anche la composizione del gruppo può cambiare. Il 28 aprile 2026 gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato l'uscita dall'OPEC e dall'OPEC+ a partire dal 1° maggio, spiegando di voler portare sul mercato nuova produzione in modo graduale.

Dal barile alla pompa: il legame con i carburanti in Italia

Il prezzo del petrolio non si trasferisce in modo diretto e immediato sul pieno. Tra il greggio e il distributore ci sono la raffinazione, la logistica, i margini commerciali e soprattutto le tasse. Il prezzo alla pompa si può scomporre in tre parti:

  1. Prezzo industriale. Comprende il costo della materia prima, la raffinazione, il trasporto, lo stoccaggio e i margini di chi vende. In Italia segue soprattutto le quotazioni internazionali di benzina e gasolio già raffinati, che dipendono dal greggio ma anche dalla disponibilità di capacità di raffinazione.
  2. Accisa. È un importo fisso per litro, che non cambia quando il petrolio sale o scende. Con l'allineamento previsto dalla legge di bilancio, dal 1° gennaio 2026 l'accisa ordinaria è la stessa per benzina e gasolio.
  3. IVA al 22%. Si applica sul totale, accisa compresa.

Questa struttura spiega due fenomeni spesso osservati. Il primo: poiché l'accisa è fissa, le variazioni del greggio pesano in proporzione meno sul prezzo finale di quanto pesino sul barile. Il secondo: ogni aumento del prezzo industriale viene amplificato dall'IVA, per cui 10 centesimi in più prima delle tasse diventano circa 12,2 centesimi in più alla pompa.

Nel corso del 2026, con le quotazioni spinte in alto dalle tensioni in Medio Oriente, il governo è intervenuto più volte con tagli temporanei delle accise, in particolare sul gasolio, terminati all'inizio di ottobre. La normativa prevede anche la cosiddetta accisa mobile, che usa il maggior gettito IVA dovuto ai rincari per ridurre l'accisa, ma per essere applicata richiede ogni volta un decreto dei ministeri competenti. Proprio perché le aliquote possono cambiare con decreti a scadenza ravvicinata, conviene sempre verificare il dato in vigore.

Per confrontare l'Italia con il resto d'Europa, la Commissione europea pubblica ogni settimana il Weekly Oil Bulletin, con i prezzi dei carburanti in tutti i Paesi UE sia al lordo sia al netto delle imposte.

Consiglio: quando leggete che il Brent è salito, non aspettatevi lo stesso aumento in percentuale sul pieno. Guardate piuttosto l'andamento del prezzo industriale e ricordate che accisa e IVA restano una parte molto rilevante del prezzo finale: per stimare l'effetto reale servono alcune settimane e il confronto con i dati ufficiali.

Perché il prezzo alla pompa reagisce con ritardo

Tra una variazione del greggio e il listino del distributore passa di solito un po' di tempo. Le raffinerie lavorano petrolio acquistato in precedenza, i depositi hanno scorte già pagate e i contratti sui prodotti raffinati seguono proprie quotazioni. Inoltre il prezzo del gasolio e quello della benzina possono divergere tra loro, perché la domanda di ciascun prodotto e la capacità delle raffinerie di produrlo non sono sempre in equilibrio.

Per questo può capitare che il Brent scenda mentre il gasolio resta caro: spesso riflette tensioni specifiche sul mercato dei prodotti raffinati. Anche le previsioni vanno prese con cautela, perché, come ricorda la stessa EIA, i prezzi del greggio sono difficili da prevedere.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra Brent e WTI?

Il Brent si basa su greggi del Mare del Nord ed è il riferimento per Europa, Mediterraneo, Africa e parte dell'Asia. Il WTI è un greggio statunitense quotato a Cushing, in Oklahoma, ed è il riferimento soprattutto per il mercato nordamericano. Entrambi sono greggi leggeri e poveri di zolfo.

Perché se il petrolio scende la benzina non cala subito?

Perché il prezzo alla pompa dipende dalle quotazioni dei prodotti raffinati, dalle scorte già acquistate e da una componente fiscale fissa, l'accisa. Le variazioni del greggio si trasmettono quindi con ritardo e in misura percentuale minore.

Che cos'è l'OPEC+?

È l'alleanza tra i Paesi dell'OPEC e altri produttori, tra cui la Russia, nata alla fine del 2016 con la Dichiarazione di cooperazione. Coordina i livelli di produzione per influenzare l'equilibrio tra domanda e offerta.

Il cambio euro-dollaro influisce sul prezzo dei carburanti?

Sì. Il petrolio e i prodotti raffinati si scambiano in dollari: se l'euro perde valore, il costo per gli operatori europei aumenta anche a parità di quotazione internazionale.

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